L'agricoltura biologica è la soluzione alternativa?

 


L'agricoltura biologica non vuole essere una moda recente, fatta da e per un gruppetto di fanatici ecologisti. L'agricoltura risale a circa 10000 anni fa.
Anche allora si poteva chiamare agricoltura biologica e così è stata sino a metà del secolo scorso. L'industrializzazione e l'avvento della chimica, hanno interrotto quelle pratiche, quelle conoscenze tutto il sapere che si era accumulato e tramandato, perché non occorrevano più.
Ma forse così non era.
I fatti accaduti negli ultimi anni hanno reso l'agricoltura biologica protagonista di molti dibattiti; spesso si è cercato di comprendere se questo metodo colturale può rappresentare la soluzione per l'agricoltura del futuro.
Poiché noi abbiamo scommesso tutto il nostro futuro su questo, vorremmo potervi proporre il nostro parere.
Noi, ovviamente, non possiamo che credere ed augurarci che quanto noi facciamo oramai da vent' anni sia la strada giusta.











Pensiamo sia necessario rivalutare il lavoro dell'agricoltore, la complessità di questo lavoro, comprendendo anche il ruolo sociale svolto da questa attività . Oltre infatti a produrre cibo, quindi energia, l'agricoltura deve assicurare la salvaguardia dell'ambiente su cui opera. E questo è un ruolo d'interesse ben superiore dell'azienda stessa, che comporta per l'agricoltore un impegno notevole in termini di interventi, di lavoro e di conoscenze. Se è necessario che l'agricoltura si preoccupi di evitare il degrado ambientale, occorre anche che questo impegno sia condiviso dalla società. Basti pensare alle tante zone svantaggiate di montagna del nostro paese, ormai abbandonate dall'agricoltura. Il rischio di degrado causato dal loro abbandono dovrebbe essere un chiaro esempio. Tutto quanto cerchiamo di comunicare attraverso le pagine del nostro sito forse può dare l'idea della complessità dell'impegno richiesto agli agricoltori. Ed è chiaro che tutto questo non deve pesare solo sulle loro spalle. L'impegno richiesto è davvero notevole, ma è attuabile.









In Europa oggi, la percentuale media di reddito destinato all'alimentazione non raggiunge il 14% del reddito stesso.
Ed il 50% delle patologie della civiltà evoluta e benestante sono causate da errate e cattive abitudini alimentari. Certo, esiste il problema della classi sociali con un reddito più basso: per queste, la percentuale sarà certamente più alta, e quindi difficilmente incrementabile.




Crediamo quindi che l'attenzione che oggi l'agricoltura ha attirato su di sè potrebbe offrire l'opportunità per un reale e serio cambiamento, i cui benefici potrebbero essere condivisi da tutti.

 

Se questo cambiamento è inteso solo come introduzione di nuove o diverse tecniche colturali, lasciando invariato il rapporto che la società ha instaurato nei confronti dell'agricoltura e nei confronti del consumo e del cibo, allora non crediamo che vi sia alcun futuro nemmeno per l'agricoltura biologica.



 







Crediamo anche necessario che si modifichi il rapporto di complicità che si è creato tra la 'società dei consumi' ed i 'produttori'. La spinta a produrre sempre di più ad un prezzo inferiore ha causato fin troppi danni. Il rapporto costo-beneficio di questa scelta non sembra dare ragione a questo modello produttivo.






Ma è comunque chiaro che, se deve esserci una rivoluzione culturale da parte dei produttori, occorre che il medesimo cambiamento lo affrontino anche i consumatori. Serve da parte loro più attenzione al nostro lavoro, ed occorre modificare il potere di governo dell'industria all'interno del comparto agro-alimentare, garantendo all'agricoltura la sua parte di potere giustificato e necessario.






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